1° Agosto: la Festa del Grano

Recuperiamo le antiche tradizioni per fecondare l’anima di oggi.

Il primo di agosto è un momento particolare dell’anno. Infatti, ricorre l’apertura di una delle otto porte che ci collegano ai mondi spirituali. L’anno solare offre otto momenti in cui si “assottiglia il confine tra i Mondi”, secondo un’antica, ma sempre attuale, conoscenza. Sono giorni in cui possiamo connetterci con più facilità con le forze divine, in cui sentiamo in modo particolare, nella nostra interiorità, il legame con l’Essere della Terra e con l’Essere del Sole.
Di tali festività, celebrate fin dai tempi remoti e fino ai primi secoli del cristianesimo, legate alla riconoscenza per i frutti della Terra e per gli animali, oggi rimane soltanto qualche traccia. Esse sono sempre momenti di passaggio della Luce, Luce crescente e calante, giorno e notte, vita e morte; e tutto viene sempre riconosciuto nel senso sacrificale della Trasformazione.
Di questi otto momenti, quattro ci sono maggiormente noti e sono i due solstizi e i due equinozi: il solstizio d’inverno con il Natale, il solstizio d’estate con San Giovanni, l’equinozio di primavera con la Pasqua, e l’equinozio d’autunno con San Michele. Tali ricorrenze cadono ogni tre mesi, ma all’incirca a metà di questi cicli, che sono connessi alle quattro stagioni, troviamo sempre altre quattro ricorrenze, che sono legate in modo sottile alla vita di Madre Terra, al suo riposo e alla sua azione. Esse sono nel linguaggio celtico:
1) Festa della Luce Crescente (Imbolc, oggi Candelora), primo di febbraio, a metà tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera;
2) Festa della Fertilità (Beltane), primo di maggio, tra l’equinozio di primavera ed il solstizio d’estate;
3) Festa del Grano (Lughnasadh), primo di agosto, tra il solstizio d’estate e l‘equinozio d’autunno;
4) Festa dell’Oscurità (Samhain, o dei Defunti), primo di novembre, tra l’equinozio d’autunno e il solstizio d’inverno.
Di queste feste ci sono abbastanza note quella della Candelora e dei Defunti, mentre ci rimangono pressocché sconosciute quelle del primo di maggio (la cui eco rimane nell’attuale Festa del Lavoro) e il primo di agosto, che rimane sullo sfondo spostandosi verso San Lorenzo.
Immaginando quindi il cerchio dell’anno, lo possiamo vedere diviso in otto parti, otto passaggi della Luce, che cresce e decresce portando con sé i segreti del nostro mondo interiore.
È importante oggi recuperarne il significato dalle antiche tradizioni e ricondurle al nostro tempo, perché esse sono in grado di risvegliare delle forze assopite nella nostra anima, la quale sempre percepisce velatamente questi passaggi.
Il primo di agosto ricorre quindi la Festa del Grano. Presso i Celti era la festa del dio Lughnasadh, il cui nome è probabilmente derivato da Lux, termine latino che significa Luce. Infatti, da questo momento la luce solare tende a decrescere con una certa rapidità, e il calore, che in questi giorni arriva alla culminazione, inizierà pure a diminuire.
Questa festa probabilmente è stata dimenticata dalla nostra cultura, perché è immersa nel clima di vacanza e di spensieratezza che l’estate ci porta. Ma questo non può impedirci di notare che il giorno s’accorcia, che le stelle cadenti cominciano ad inondare il cielo notturno mostrandoci visibilmente dal cosmo quali sono le forze che, similmente al ferro meteoritico, dobbiamo sviluppare dentro di noi. Tali forze legate al ferro, ossia al coraggio, fanno sì che i processi di interiorizzazione che iniziano a spostarsi dallo spazio esterno verso l’anima nostra, in accordo con l’anima della Terra, non abbiano a trovarci impreparati.
Tale momento, infatti, se non è colto in modo armonioso, è spesso causa di quella malinconia che ci coglie verso fine agosto, perché il sentire intimo non si è collegato con la natura della trasformazione solare e terrestre.
La Festa del Grano parla della fine delle fatiche del lavoro agricolo, della gioia del raccolto e del piacere del riposo. Da questo momento si arresta la vita vegetativa. E ci troviamo infatti a sei mesi esatti dalla Candelora, dal momento in cui le forze cosmiche, risalendo dalle profondità della Terra, portano al risveglio del mondo vegetale. Ora siamo invece alla sua fine. I cieli sono azzurri e la luce è ancora forte, viaggi e vacanze a volte ci impediscono di partecipare a quella prima intimità dell’anima che prelude l’autunno e che parla di un primo sentimento di decadimento e di morte.
Come tutte le feste della Luce, anche questa può essere celebrata accendendo fuochi, benedicendo il grano, il pane, i frutti che la Terra dona generosamente. Si possono intonare canti, danzare, ringraziare, intrecciare corone di spighe e conservarle per tutto l’anno come segno di prosperità e come riconoscenza alla Madre Terra.
Recuperare la dimensione sacra di queste festività è quanto mai importante ai nostri giorni. Ricordiamo che tali festività hanno radici nei tempi antichi in cui gli Iniziati erano a contatto con gli Esseri del mondo spirituale. Essi ci hanno trasmesso i misteri che uniscono la vita dell’uomo alla vita del cosmo, misteri che le nostre chiese hanno quasi totalmente abbandonato, lasciando che l’aspetto esteriore ed eccessivamente razionale della vita prendesse il sopravvento. Il primo di maggio, ad esempio, è diventato la Festa del Lavoro e non più la dolce festa dell’amore che nasce tra i giovani e che feconda la vita. Il primo agosto è stato quasi totalmente dimenticato. Di esso rimane soltanto un’eco a San Lorenzo e al suo richiamo alle meteoriti.

Nei giorni che stiamo attualmente vivendo, così colmi di tensione e insieme così preziosi per il futuro dell’umanità intera, accanto alle nostre manifestazioni, ai nostri turbamenti, alle nostre preghiere e alle nostre vacanze, mettiamoci anche qualche pensiero meditativo per questa festa dimenticata, dove la Terra inizia il suo riposo e il Sole l’accompagna dolcemente addormentandosi nel suo grembo, ogni sera sempre più presto, guidandoci piano piano verso la Luce misteriosa che da oggi inizia a fiorire sempre più dentro l’Anima.