PASQUA, LA RESURREZIONE DEL CUORE

L’evento più significativo della storia umana e divina, l’impulso del Cristo alla libertà e all’amore, il mistero del Sacro Graal nei cieli di primavera.

Spesso non si considera, presi come siamo dagli auguri festosi e dallo stordimento della primavera, che ciò che si celebra nella Pasqua è l’evento che ha caratterizzato “la svolta dei tempi”, l’evento che ha cambiato per sempre la storia umana e divina e che continua a perpetuarsi dentro il nostro cuore.

Il cuore umano porta infatti nella sua parte posteriore una piccola croce, ad indicare la dimora fisica del Cristo in noi.

Si potrebbe definire la Pasqua come l’evento più denso di significato di tutto l’anno e come ricorrenza più importante nella storia dell’umanità, per il valore che il mistero della Resurrezione rappresenta per noi e per tutti gli esseri del creato, sia che siano inferiori o superiori all’uomo.

Gesù Cristo infatti risorge dopo aver compiuto “la discesa agli inferi”, dopo aver raggiunto, attraversando il mondo sotterraneo, il cuore di Madre Terra per ricongiungerla con il Padre Cielo. Questo fu un atto di redenzione e liberazione non solo per l’uomo, ma per tutti i regni della Terra Madre (pietre, piante e animali); ed inoltre un’offerta a tutti i regni Angelici fino alla Gerarchia Superiore (Padre), i quali da quel momento videro realizzarsi l’impulso che avrebbe condotto l’uomo verso le mete alle quali fin dal principio era destinato, le mete della Libertà e dell’Amore.

Il tema della Resurrezione coinvolge i livelli più profondi del nostro Essere. In essa si dispiega il mistero del superamento definitivo della morte attraverso il Corpo Incorruttibile, Corpo di cui tutti siamo portatori e che il Cristo ci rende manifesto. Inoltre, dal Golgota irraggiano le forze che ci portano allo sviluppo dell’autocoscienza e quindi alla libertà individuale in grado di generare amore. Il nome esoterico del Cristo è infatti “Io Sono” e con esso si definisce l’Essere di ogni uomo, la sacralità della propria individualità. Da quel momento cominciò a verificarsi ciò che viene designato come “discernimento degli spiriti”, ossia venne data ad ogni uomo la forza per seguire o rifiutare liberamente la via del Cristo.

Oggi si può osservare come l’umanità stia davvero dividendosi in due correnti: una, sempre più tenacemente avvinta al materialismo; l’altra, che con difficoltà e impegno si avvia nel cammino della conoscenza ed autoconoscenza attraverso l’amore. Questa seconda corrente segue “la via stretta”, la quale non è priva di sacrifici e prove, ma dona un costante nutrimento interiore: la gioia.

Quando il sangue di Cristo dalla croce penetrò nella Terra, si creò in essa un’aura che avvolge ogni uomo, ogni cuore umano, un impulso verso l’essenza spirituale individuale e cosmica che è nutrita incessantemente dalle forze cristiche.

San Paolo espresse questo con le parole: “Non io, ma il Cristo in me”. Tali parole possono diventare una meditazione o una preghiera quotidiana che esprime una profonda verità e che permette un dolce abbandono a quell’Essere che duemila anni fa compì un’azione quale mai prima e dopo si svolse sulla Terra: la compenetrazione del Figlio (della Trinità) con l’Uomo e con la Terra stessa. Mai prima d’allora il Cristo, “il Sublime Essere del Sole” s’era unito così profondamente con la Terra. E da quel momento Egli è sempre con noi, vive dentro ogni cuore e lo si può trovare abbandonandosi intimamente a ciò che il cuore esprime.

La Pasqua, in armonia con un’antichissima tradizione, si svolge sempre dopo la prima luna piena dall’equinozio di primavera. Dalla posizione della luna in quei giorni possiamo scorgere qualcosa di meraviglioso, che viene espresso da Rudolf Steiner nelle seguenti parole:

“Nella parte oscura della Luna vediamo la forza spirituale del Sole. Nella parte dorata, nella coppa, scorgiamo la forza fisica del Sole che come tale viene riflessa nei suoi raggi. Lo spirito del Sole riposa entro la coppa della forza fisica del Sole… In verità dunque lo spirito del Sole è contenuto nella coppa della Luna… La Luna ci appare come portatrice dello spirito del Sole: questo vi si ritrova nella forma del disco oscuro simile ad un’ostia”.[1]

Cristo è l’Essere del Sole. Il Sole comincia la sua stagione crescente a partire dall’equinozio di primavera. Da quel momento la forza-giorno che era inferiore alla forza-notte durante l’inverno e che aveva raggiunto il suo equilibrio nell’equinozio, comincia a prevalere sulle tenebre.

Tale è la Luce del Cristo. Luce che s’alza sulle tenebre dell’incoscienza. Luce che appare a Maria Maddalena all’alba. L’alba, come la primavera, è il momento del giorno in cui il Sole vince la tenebra. Egli, il Cristo-Sole può apparire a Colei che nella vita aveva purificato e perfezionato la sua Anima al punto da accogliere in essa il nascente Cristo-Sole.

L’Anima ha una natura femminile lunare e nei cieli chiari la falce lunare con all’interno il disco scuro è la grande immagine cosmica del mistero del Graal, della sacra coppa (Anima-Madre-Sposa) che contiene il sangue del Cristo, il sangue nel quale si manifesta l’essenza del Cristo, l’essenza del Sole (Spirito-Figlio-Sposo).

Per questo la Pasqua può accadere soltanto quando, in primavera, dopo la Luna Piena che riflette la natura “fisica” del Sole, comincia a formarsi il calice, ossia quando la Luna, che inizia a essere calante, cede la “luce fisica” del Sole alla “Luce Spirituale” del Sole: la Madre Lunare accoglie il Figlio del Sole.

In chiesa, nel calice che contiene l’ostia consacrata, o nei dipinti dove Maria tiene tra le braccia Gesù, possiamo contemplare lo stesso mistero. Esso è anche il cuore umano che come calice o coppa si dispone ad accogliere il Cristo.

Nella grande immagine celeste dei giorni pasquali è impresso il ricordo di quanto accadde duemila anni fa. Tale ricordo non è tuttavia una semplice memoria. Come per il Natale, è qualcosa che si rinnova nei nostri cuori di anno in anno. Ogni anno, con la Pasqua, si rinnova nel cuore il mistero del Graal, dipinto nei cieli dalla Luna-Calice contenente lo Spirito del Sole. Il Graal è in noi il cuore-coppa aperto a ricevere il Cristo. Nell’unione mistica profonda di Sposo e Sposa, avviene in noi, anno dopo anno, gradino dopo gradino, l’incontro con la natura del Cristo e di Maria nel cuore.

Possiamo accostarci al mistero pasquale quando, godendo della gioiosa primavera, dello sbocciare di fiori e gemme, della nascita di cuccioli e di voli di uccelli inneggianti leggerezza, sentiamo sbocciare nel cuore un sentimento di unione mistica, un sentimento che dal giorno della Resurrezione ci conduce alle parole: “Non io, ma il Cristo in me”.

[1]Rudolf Steiner, O.O. 149.

La Via della Luce Femminile

Se il maschile può essere rappresentato con una linea diritta, il femminile è sicuramente una linea concava. Questa concavità è tutto ciò che il femminile racconta: è il nido, la culla, le braccia materne, la luna. E’ il seno, l’utero, il grembo, la mano. E’ il bacino dei mari, dei laghi, dei fiumi, l’incavo del cuore e la volta del cielo. E’ il vaso, la coppa, il contenitore universale, il calderone della Dea. Ed è molto, molto altro ancora.
In questa concavità si genera e si custodisce la vita. Dalla vita di un seme alla vita dell’universo, tutto avviene nell’umido e caldo interno di questa concavità.
Non vediamo mai cos’accade laggiù. Lo sappiamo soltanto più tardi, quando ciò che era nascosto, appare ai nostri occhi.
Ci hanno detto che dentro è buio. E noi sappiamo che i misteri avvengono sempre nel buio.
Tuttavia, così abbiamo creduto che il femminile sia oscurità. Ma se proviamo a “guardare laggiù”, laggiù, nel punto più basso dell’incavo, nel punto dove s’annida l’oscurità più oscura, laggiù, nell’oscuro grembo femminile, quello che troviamo non è che il volto stesso della Luce.

Essere Donna

Cosa vuol dire essere donna?

Questa domanda vive nel cuore femminile dagli antichi tempi in cui per la donna era semplice operare all’interno del proprio clan, del gruppo sociale o della famiglia, dai tempi in cui il legame con la Terra, l’Acqua e la Luna pulsava in armonia con la vita e con lo Spirito che la pervade. Allora la donna trovava in sé le risposte, poiché queste le erano fornite dalla vita stessa, dall’esempio delle altre donne e dal rispetto che il mondo maschile aveva per lei. La donna guidava la sua stessa vita e quella degli altri fidandosi della propria intuizione, dell’innata saggezza, percorrendo il sentiero interiore già tracciato dalla madre e da tutte le madri che erano venute prima di lei. Conosceva i ritmi della terra, l’insegnamento degli animali, i poteri curativi di piante ed erbe, la ciclicità della vita, accettava le tappe del cammino iniziatico femminile con serenità e devozione. Così il Menarca, la Maternità e la Menopausa erano sempre vissuti come momenti sacri, momenti in cui la Divinità entrava più profondamente nel corpo e attraverso il corpo manifestava il potere creativo, il potere del dare la vita e con esso la magia della Creazione.

Ma cosa accade oggi quando una donna si chiede cos’è una donna?

Sembra che di fronte a questa domanda la donna avverta sulle prime come il risuonare nella mente di un’eco lontana, e senta poi quest’eco scenderle al cuore e poi al ventre, e poi il risalire a spirale di un’energia potente lungo la colonna vertebrale. E mentre l’energia risale, l’eco si trasforma in migliaia di voci pulsanti che chiamano la donna per nome. Ma al momento di darsi una risposta non le escono più le parole, e il battito dell’Universo appena percepito sembra cessare. Eppure quel battito esiste, laggiù, nello strato profondo della psiche, sepolto da secoli e secoli di regole, impedimenti, convenzioni, pregiudizi, “buona educazione”. Non è stato soltanto il mondo maschile a recludere il femminile laggiù, ma le donne stesse, ormai sradicate dal loro Sé al punto da non riconoscere più le forze che lo animavano mentre si adeguavano ad un modello sociale piatto e repressivo. I recenti movimenti femministi hanno aperto alcune strade, hanno scardinato con grinta e con rabbia i cancelli della libertà sociale e della parità di diritti, ma questa lotta impetuosa non è stata in grado (non per sua debolezza, ma perché nella lotta non può ancora esserci equilibrio) di recuperare il seme antico, la luce antica, la verità antica, l’antica bellezza che ogni donna porta in sé. Ora siamo socialmente più libere, ma non più felici. La libertà conquistata con dura fatica ha portato nuovi impegni e nuove responsabilità, a volte ha invaso il mondo maschile incutendo più timore che rispetto, creando distanza più che unione, e fratture anziché condivisione tra uomini e donne. L’aver lottato e ottenuto diritti ha risvegliato nella psiche delle donne una sana componente maschile, ma non la natura femminile. La natura femminile non è quella dell’obbedienza nel silenzio, né quella di vivere una parità che strozza l’anima con irruenza, ma quella di vivere in sé il proprio mistero, impregnarsi della propria Luce, godere della propria canzone, impossessarsi del Nume e farlo vibrare.
Non occorre più parlare, abbiamo parlato abbastanza, non occorre più fare, abbiamo fatto abbastanza. Occorre Essere, essere Donna, essere Dono. I termini “donna” e “dono” sono così simili nel suono da evocare il medesimo simbolo del dare. Ma “dare” non è quell’obbligatorietà a cui siamo state educate, quel cercare un perfezionismo che soddisfi l’idea che di noi ci siamo costruite, o che altri hanno contribuito a farci costruire, per sentirci dire che “così va bene”, “così sei brava”,  in altre parole, per poter meritare un po’ d’amore. Essere Dono non vuol dire soltanto donare, ma fare della propria natura femminile un dono, al punto da essere Luce per gli altri in modo assolutamente naturale, senza ostentazione, senza sforzo, Luce che arriva dal profondo per il semplice fatto che arriva, per il semplice fatto che c’è e che può manifestarsi così com’è.

tratto da “La Via della Luce Femminile” di Loretta Martello, Edizioni Cerchio della Luna, 2007