“Negazionisti” della Verità

Dove è stato smarrito il coraggio di “vedere” ?

 

Diversi mesi fa rimasi amaramente colpita da un’intervista in televisione a Umberto Galimberti, nome illustre della cultura italiana, il quale affermava che la gente oggi non vuole vedere come stanno i fatti, e lasciandosi guidare dalle viscere, invece che dal pensiero razionale, nega che esista la pandemia. Citava poi il meccanismo di negazione, quale ce l’ha portato Sigmund Freud, quale difesa che tende ad eliminare dalla mente cosciente ciò che è spiacevole e doloroso.

Questo è certamente quello che ha detto Freud e che si può riscontrare facilmente nei deboli di mente, o in tutte quelle persone che per varie ragioni non vogliono o non sono in grado di vedere, riconoscere e accettare un fatto per quello che esso effettivamente è.

Quello che però mi lasciò molto male in quell’intervista, peraltro fortemente sostenuta dal conduttore televisivo, è che tale meccanismo di negazione veniva attribuito da Galimberti, non senza una dose di cinico giudizio, a coloro che non hanno mai negato nulla, ma al contrario hanno cercato di vedere con più chiarezza e spirito critico, hanno provato a vedere oltre.

Si potrebbe dire che la parola contraria al negare, in psicologia, non è solo l’affermare, ma soprattutto il vedere.

Chi sono i veri negazionisti? Coloro che credono ciecamente nella pandemia o coloro che in merito a questo hanno cercato di vedere più a fondo ponendosi qualche domanda?

Personalmente non ho mai incontrato nessuno che abbia negato l’esistenza di questo fastidioso virus, come sostengono Galimberti e tutti coloro che, attraverso i media, raccontano menzogne di così vasta portata, paragonando addirittura i negazionisti del Covid con i negazionisti dell’Olocausto, quando in realtà coloro che il mainstream definisce malevolmente negazionisti sono stati i primi a scorgere nei fatti di oggi le preoccupanti analogie con l’olocausto, cosa che in questi giorni si sta evidenziando con drammatica realtà.

Chi è definito negazionista dalla narrazione ufficiale è in realtà colui che vede, colui che si pone domande, che approfondisce, studia, cerca, osserva, confronta i dati, confronta il parere di chi sostiene un’idea con quello di chi ne sostiene un’altra. È colui che aderisce ai principi morali della propria coscienza e cerca, attraverso le sue proprie forze e non attraverso quelle comode della massa, la difficile strada della Verità.

Gli altri, i più, coloro che non vedono, ossia gli autentici negazionisti, rimasti intrappolati nei loro meccanismi di difesa, proiettano, in un modo che il nostro Freud definirebbe “paranoico”, le oscurità e le debolezze del loro inconscio sugli altri, su coloro che vedono.

Costoro, quelli che vedono, sono per gli altri una grande minaccia. Dall’oscura cantina dell’inconscio da cui nasce l’autentica negazione proiettata a specchio su chi ha invece gli occhi ben aperti, costoro temono, arrabbiati e tremanti, chi non la pensa come loro. E questo, per la semplice ragione che vedere la realtà per quello che essa è, significherebbe mettere in discussione tutte le loro scelte, le loro sicurezze, le loro dipendenze; perché richiederebbe coraggio, impegno e tutta la sofferenza che chiede la Conoscenza.

E così tutto si è capovolto. La menzogna è diventata verità, e la verità è diventata menzogna. Quelli che vengono definiti negazionisti sono in realtà quelli che vedono e i non negazionisti sono quelli che non vedono.

Galimberti certamente sa che chi nega ha una mente che per certi aspetti è rimasta immatura e chiude le porte a qualsiasi domanda che la possa far crescere secondo la naturale spinta evolutiva che muove l’essere umano, così come la stessa vita sociale quando è sana. Tuttavia, egli non riconosce chi è il vero soggetto della sua analisi.

Nonostante l’ampiezza della sua cultura, da Galimberti non ci si può attendere la corretta visione (la quale purtroppo non gli si è modificata nel corso di questi mesi) perché la cultura del nostro tempo manca proprio dell’unico elemento che la può rendere feconda: lo spirito, la visione spirituale della vita, e quindi l’apertura alle radici della coscienza.

Tuttavia, questo ribaltamento di concetti, questo termine “negazionisti” applicato in senso spregiativo nei confronti dei pochi che hanno osato vedere, lascia sempre una certa amarezza.

 

Mi sono occupata a lungo del meccanismo di negazione, in particolare quando studiai la genesi psichica del cancro. La negazione sorge come difesa inconscia quando si è piccoli, ma può rimanere come modalità automatica di atteggiamento, per cui, di fronte ad avvenimenti particolarmente traumatici, dolorosi, sgradevoli o faticosi, si preferisce una scrollata di spalle e guardare altrove. L’evento doloroso in tal caso sprofonda nelle zone più buie dell’inconscio. Esso non è soltanto dimenticato, è proprio negato, cioè per la mente cosciente non esiste più. E può rimanere laggiù per sempre, oppure esprimersi attraverso malattie. Il cancro, malattia che sta crescendo in maniera esponenziale, è quasi sempre una delle drammatiche conseguenze del meccanismo di negazione.

Ed oggi si può osservare inoltre come il cancro sociale in cui siamo immersi, non sia altro che la negazione dei principi fondamentali di una coscienza libera e dell’impegno personale che essa richiede.

La negazione è sempre un pericolo in una persona adulta. Essa sta alla base di comportamenti patologici e criminali e la si riscontra ogni volta che davanti ad un misfatto il colpevole dice: “non sono stato io”, e lo dice non perché mente, ma perché davvero non sa di essere stato lui, l’inconscio meccanismo di negazione gli impedisce di saperlo.

La negazione è quanto provoca i maggiori disagi nella vita di relazione. Infatti, non è possibile alcun dialogo, alcun confronto con chi mente senza sapere di mentire, con chi proietta il proprio mondo inconscio sugli altri, attribuendo ad altri le colpe che sono sue.

Questo è ciò che purtroppo sta accadendo ora sul piano sociale, ormai a livello mondiale. Ciò che fa più male a tutti coloro che hanno capito, percepito, visto qualcosa di tragicamente serio in questa esagerata ed enfatizzata questione del Covid, è la gran massa degli autentici negazionisti, con i quali si interrompe ogni dialogo, ogni logica e rispettosa riflessione. In un credo cieco e superficiale, asservito al potere e all’opinione pubblica, questi autentici negazionisti vivono (o sopravvivono) nella loro bolla, incuranti di possedere una mente in grado di porre domande, un’anima in grado di esigere libertà, uno spirito in grado di sviluppare dignità.

Questo è in parte comprensibile perché le persone, e soprattutto i più giovani, sono educati da tempo a non avere idee, a non pensare in modo creativo, a non cercare i nessi simbolici tra le cose, a non verificare i fatti. Con una comoda fiducia nei modelli propinati loro dai media, si lasciano condurre in uno stato semisognante lungo la via che conduce al nulla. E verso chi tenta di svegliarli, sorge, dalle cantine dell’inconscio, il processo di negazione.

Si nega, nonostante l’evidenza, che i dpcm siano pieni di contraddizioni, che i dati possano essere manipolati, che il distanziamento non eviti il contagio ma minacci la sana vita di relazione, che le mascherine siano dannose oltre che inutili, che i vaccini siano un potenziale pericolo per la salute e per la vita, che i tamponi siano a volte inattendibili, che le autentiche cure non vengano incentivate… Si nega il danno che stanno subendo bambini, adolescenti, anziani, ammalati…  si nega che il green pass sia un vile ricatto e una minaccia per la comunità umana. E con collera maggiore si negano tematiche di tipo psichico e spirituale, ad esempio che sia la paura ciò che offre un terreno di grande proliferazione dei virus, oppure che ci sia una necessità di destino nelle malattie e che esse siano manifestazioni di processi evolutivi…

La mancanza totale di una cultura vivente, feconda e spirituale ha portato il meccanismo di negazione, non più ad essere un processo patologico in qualche sfortunata persona, ma un processo patologicamente “normale”. 

Quello che però è davvero difficile da accettare è il negazionismo di gran parte dei medici. C’è da chiedersi dove hanno smarrito il senso della loro professione, la missione del loro destino, l’etica del loro giuramento.  C’è da chiedersi perché negano ai pazienti la verità. Hanno paura, sono minacciati, sono ricattati, sono corrotti? Forse. Ma la maggior parte subisce la logica del pensiero unico, dimenticando (negando) il valore della sacralità della loro professione. Ne conosco molti dire ai loro pazienti che il vaccino è sicuro (perché?); che bisogna farlo per restare in salute (perché?); che chi non si vaccina non pensa agli altri (perché?); che chi ha un’idea diversa è un ciarlatano, un asino, un demente (perché?); è un negazionista (perché?); ragiona di pancia (perché?)

Per grazia o per merito o per destino, la vita mi ha sempre posto nella condizione di farmi domande e la mia attività mi ha in seguito condotto a suscitare sempre negli altri le domande. È solo la domanda che apre la coscienza e l’autocoscienza. È la domanda ciò che accende la fiamma dell’evoluzione.

I bambini sanno porre domande. Una quantità infinita di “perché” popola il loro primo linguaggio. Un po’ alla volta però questi “perché” vengono spenti dalla famiglia, dalla scuola, dalla cultura dominante, dalle mode correnti, dall’imitazione di modelli sociali oggi quanto mai perversi e malati. E quel sano “perchè” si perde totalmente nel “è così”.

 

Nella leggenda nordica di Parsifal si narra che Parsifal, quando arrivò al castello del re del Graal, fallì in un primo momento la possibilità di diventare il custode del Graal, perché, obbedendo alle regole della cavalleria, non aveva osato porre una domanda, o meglio La Domanda, la domanda fondamentale: “Perché?” “Perché il re è ferito?” Questa semplice domanda avrebbe avuto il potere di guarire il re e avrebbe consentito a Parsifal di diventare il custode della Sacra Coppa che contiene il sangue di Cristo. E per questa omissione egli dovette fare un percorso molto più lungo e complesso per raggiungere l’Iniziazione ed essere così degno del Compito a cui era stato chiamato.

La storia di Parsifal racchiude il mistero che ogni essere umano porta in sé, ed il cammino ch’egli fa è il cammino di ogni uomo che voglia raggiungere l’unione interiore, l’armonia di inconscio e coscienza, di anima e spirito, coppa e sangue; in altre parole, di chi vuole raggiungere la spiritualizzazione dell’anima, meta ultima dell’evoluzione terrestre, e che si attua attraverso il progressivo vedere, accogliere, elaborare, trasformare ciò che abita nell’oscuro inconscio.

Nessuna obbedienza alla “moderna cavalleria” potrà mai farci entrare nel castello interiore. La mitica vicenda di Parsifal ci svela due cose fondamentali: la prima è disobbedire, la seconda è chiedere. Nessun meccanismo di negazione potrà mai aiutare l’evoluzione dell’uomo. È per questo che chi è manovrato dai Poteri Oscuri usa questa parola per stigmatizzare coloro che negazionisti non sono. Confondere, ingannare, ostacolare è il loro compito.

Si può comprendere come tali Poteri siano così tremendamente forti oggi, e come il loro obbiettivo sia togliere all’uomo la possibilità di farsi domande. Essi conoscono bene come il tempo che stiamo vivendo sia il tempo che sveglia nell’uomo la coscienza, e che tale coscienza nasce proprio con il porsi e porre domande.

Credo che chiunque oggi sia in grado di farsi domande, non possa far altro che osservare con grave sgomento quanta gente obbedisca, rifiuti, neghi ciò che si palesa con sempre maggior evidenza nella dittatura sanitaria che stiamo subendo. Chiunque si ponga domande, cioè chi vive, consapevolmente o meno, il messaggio cristico contenuto nel Parsifal, guarda amaramente stupito ciò che gli succede intorno: persone colte e razionali che di fronte ai fatti di oggi perdono la ragionevolezza, perdono l’innocenza della domanda, perdono il bambino in loro.

Se non diventerete come bambini non entrerete nel regno dei cieli”, disse Qualcuno, ed anche “Chiedete e vi sarà dato”.

Nelle vicende di Parsifal, il cui nome significa Puro Folle, c’è racchiuso il segreto per salire all’altezza dei bambini e prepararci quindi la possibilità di entrare nel Regno dei Cieli. Puri e folli, con gli occhi ben aperti, senza nulla negare, disobbedendo alle regole imposte, e ancora in grado di dar vita al pensiero attraverso le domande.