CANDELORA: la festa della Luce Crescente

Nel cuore dell’inverno si celebra il pulsare del battito dell’ancor lontana primavera. L’anima della terra e l’anima dell’uomo si svegliano a forze nuove.

Nei primi giorni di febbraio può accadere, passeggiando per le campagne o nei boschi, di sentire una specie di fremito provenire dalla superficie della terra, come un lieve crepitio, forse un sussurrare oppure un pulsare… Si può osservare che l’erba diventa più verde e scoprire qualche ape tra le foglie. Rimanendo in silenzio si ode il fermento di una vita nuova e osservando il sole si ha la piena coscienza che la luce sta crescendo con forza imponendosi sull’oscurità. Questo è infatti il tempo in cui gli animali escono dal letargo e la linfa riprende a scorrere sugli alberi.

Da tempi molto antichi tutte le popolazioni dell’emisfero settentrionale festeggiano, il primo o il secondo giorno di febbraio, la luce crescente, festa che nella nostra tradizione è chiamata “Candelora”, ossia festa delle candele, le quali sono simbolo del fuoco che dà luce.

Presso i Celti questa era una delle quattro grandi feste in onore del fuoco. Il suo nome era “Imbolc” [1],  un termine dai vari significati. Uno tra questi è “grande pioggia”, e può riferirsi sia alla pioggia che rinvigorisce e prepara la terra, sia a un lavaggio interiore. Tale ricorrenza infatti simboleggia l’abbandono delle cose passate e il manifestarsi di nuove potenzialità. Era una festa “femminile” in onore di Brigit, la dea del triplice fuoco, patrona dei poeti, dei fabbri e dei guaritori. L’arte creativa del curare, dello scrivere e del lavorare i metalli, rappresentava la nuova forza che il risveglio della luce portava. Si festeggiava la luce crescente e la certezza che la stagione cominciava ad aprirsi e a fornire il cibo che nel lungo inverno cominciava a scarseggiare.

“Febbraio” deriva dal latino “februare”, che significa “purificare”. La febbre in febbraio è abbastanza frequente, quale processo di purificazione da ciò che si è accumulato ed appesantito nel corpo e nell’anima durante la chiusura invernale. A partire dalla Candelora, febbraio diventa quindi il mese della purificazione-preparazione alla primavera. Il bucaneve è il fiore che simboleggia con il suo candore questa purezza che sorge dalla terra ancora gelata.

Da noi la Candelora arriva con un noto proverbio: “Se viene con pioggia e vento nell’inverno siamo dentro, se viene con sole e bora dell’inverno siamo fora”.

La Candelora si celebra dopo quaranta giorni dal Natale. Quaranta è il numero di compimento di una trasformazione (ad es. la quaresima, la quarantena nella maternità, il tempo del digiuno di Gesù nel deserto, ecc…). Il Natale ci aveva portato la nascita della Luce (Gesù, ossia l’Io Superiore) dentro l’anima. Ora l’anima, così fecondata, dopo la maturazione nella quarantena invernale, è pronta per riaprirsi verso nuove fonti creative e ispirative. Allo stesso modo l’Anima della Terra, fecondata dalle forze archetipiche discese nelle Notti Sante, ora si apre alla Luce Crescente e inizia a creare il germe di nuovi vegetali, e a favorire il processo di risveglio di piante e animali.

L’inverno è ancora lungo, siamo proprio nel cuore dell’inverno. Nei tre giorni che vanno dal 30 gennaio al 1° febbraio, le forze archetipiche che scendono dal cosmo raggiungono la loro massima concentrazione nel cuore della terra e cominciano a risalire dal giorno 2 di febbraio.[2]

È proprio quando si raggiunge un punto estremo che inizia il “rovesciamento”. Nel cuore dell’inverno comincia a pulsare il battito dell’ancor lontana primavera, che tuttavia arriverà.

In gennaio le forze eteriche di crescita agiscono sui minerali, in febbraio sui vegetali. Questo passaggio è avvertito anche nella nostra interiorità, per cui percepiamo una certa “fissità” nel mese di gennaio, mentre c’è un ammorbidimento e la sensazione di qualcosa che inizia a “scorrere” nel mese di febbraio.

La Terra segue il suo processo ritmico con infallibile precisione e la nostra anima vive lo stesso cammino di risalita nella luce. La festa delle candele vuole celebrare la certezza del compimento della vita nascente, del sorgere di qualcosa di totalmente nuovo dalle profondità della Terra e dalle profondità dell’Anima.

Cogliendo nuovi stimoli dei sensi
la chiarità dell’anima ch’è memore del generato spirito,
riempie l’universo in divenire,
in tutto il suo caotico rigoglio,
col mio pensiero che a creare anela”. [3]

[1] Roberto Fattore, “Feste pagane”, Macro Edizioni.

[2] Enzo Nastati, “Azioni delle Dodici Sante Notti”, Associazione l’Albero della Vita.

[3] Rudolf Steiner, “Il calendario dell’anima”, Editrice Antroposofica.

NATALE 2020

In questi giorni in cui la Pace scende sulla Terra e il cuore degli uomini tende a farsi più buono, è però difficile ritrovare l’intimità che ogni anno abbiamo vissuto in questo tempo sacro.

Ci lasciamo alle spalle un anno pesante, dove i sentimenti più inquietanti hanno trovato espressione. Tutti abbiamo sofferto, chi per paura, chi per malattia, chi per solitudine, chi per collera, chi per impotenza o sdegno o umiliazione, o per molto altro ancora.

Abbiamo subìto e stiamo ancora subendo un violento oltraggio alla libertà e alla dignità, ed ora le ultime restrizioni che non ci consentono di unirci liberamente alle persone amate, possono aumentare il sentimento di ribellione e turbare ulteriormente la nostra anima e il suo diritto alla Pace del Natale.

Il tenerci lontani gli uni dagli altri ha un suo fine “antievolutivo”, che è quello d’impedire agli Esseri spirituali che scendono generosi in questi giorni tra Natale e l’Epifania, di trovare il Calice dell’Anima pronto ad accoglierli. Il Calice dell’Anima si forma attraverso le anime degli uomini che si uniscono con sentimenti d’affetto e di amicizia e creano così una coesione e una forza attraverso cui fluisce lo Spirito. Lo stare divisi indebolisce questo contatto tra l’uomo e il divino.

Che fare?

Dai Mondi Superiori stanno scendendo impulsi nuovi, dal cosmo la grande Stella della Natività ci esorta ad osservare i Cieli. Il sole della scorsa primavera e di questo autunno ci ha regalato giornate straordinariamente limpide, come da molti anni non accadeva. E quando i Cieli sono così chiari, è segno che la Coscienza umana sta crescendo.

Proviamo a volgere lo sguardo al Cielo in questi giorni e in queste notti, e dimenticare per un po’ il frastuono oscuro di ciò che sta accadendo sulla Terra. Ci vogliono rubare l’amore che nasce dall’essere uniti, la pace che fluisce da un cuore all’altro, la gioia dell’accogliere insieme l’elemento di bontà spirituale che ci viene incontro dall’Alto.

Non possiamo arrenderci e rinchiuderci nella tristezza e nella solitudine. L’insegnamento implicito in questa prova è probabilmente quello di elevare la nostra capacità di amare, è quello di sperimentare l’amore che vive al di là del contatto fisico e dello stare insieme, è quello di unire le nostre anime al di sopra dello spazio fisico in modo che s’incontrino nello spazio eterico, così che la Luce dello Spirito possa trovare un Calice ancora più puro nel quale scendere.

Ogni prova che viviamo sulla Terra ha un suo riflesso nei Cieli. Proviamo a pensare che questa privazione, architettata da menti prigioniere dei Poteri Oscuri, si trasformi in una grande opera alchemica di un amore superiore, dell’amore incondizionato, quello che ama senza toccare, senza vedere, senza sapere chi è l’oggetto d’amore; quell’amore che si offre e basta e che vive soltanto della gioia di offrirsi.

Forse è questo ciò che la Vita ci chiede in questo insolito Natale: che i cuori si uniscano al di là dei confini delle case e le anime s’incontrino sui piani più sottili dello Spirito, che si formino sentimenti più elevati, pensieri più profondi, azioni più determinate verso il Bene.

Facciamo della “prigionia” una libertà interiore, e degli affetti negati uno slancio verso il più puro amore.

Con fede, speranza e amore vi abbraccio tutti e vi auguro una dolce rinascita che illumini e fruttifichi in tutto l’anno che verrà.

Loretta

Incontrare i defunti

“Dobbiamo avere chiaro che i fili spirituali intessuti tra le anime dei defunti e noi stessi non vengono spezzati dalla morte, continuano ad esistere, divengono anzi molto più profondi dopo la morte di quanto non lo fossero qui. Quanto ho detto va accolto come una verità solenne, colma di significato”

Rudolf Steiner, “Il mistero del doppio”, O.O. 178

Il 1° di novembre, ricorrenza di Ognissanti, è un giorno colmo di significati simbolici, provenienti da antiche culture e ritualità dell’emisfero settentrionale.

Nella tradizione celtica questo era il giorno in cui aveva inizio “la Stagione Oscura”, la quale durava fino al 1° di maggio, giorno che apriva “la Stagione Chiara”.
Può essere valida anche oggi questa divisione dell’anno in due parti: la stagione dell’Ombra e la stagione della Luce.
Nei sei mesi di oscurità, che iniziano con il 1° di novembre, si apre il contatto con tutto ciò che è segreto, con l’inconscio, con i misteri della natura e con i misteri dell’anima umana. Questo giorno è “fuori dal tempo”, in esso si assottiglia il confine che divide il mondo dei vivi dal mondo dei morti, oppure, più ampiamente, il mondo della materia dal mondo dello spirito.
Situata nel cuore dell’autunno, questa festa ci ricorda che dentro la morte è contenuta la vita: la natura muore per rinascere a primavera, e l’essere umano muore a se stesso per rinascere nella propria interiorità.
Gli ultimi giorni di ottobre e i primi di novembre sono colmi di questo aspetto di morte-rinascita, della grande trasformazione interiore che ci avvicina al “Santuario dell’Essere” e che troverà la sua massima espressione nel Natale.
Questo tempo di accettazione della grande morte della natura porta a scoprire nell’interiorità dell’anima e nel tepore delle case, l’intimità con se stessi, con la propria Luce divina. Ed è tramite questa Luce che possiamo unirci alle anime di coloro che ci hanno lasciato.
Il “confine tra i mondi” è più sottile, e le anime dei nostri cari possono comunicare con le nostre e noi con loro. E’ il momento giusto per rivolgere loro preghiere, per meditare su quanto ci hanno donato in vita, e per “leggere” a loro.
Questa lettura ai defunti, è quanto Rudolf Steiner invita a fare per aiutare i nostri cari nel loro viaggio ultraterreno.
E’ importante procurarsi dei testi della Scienza dello Spirito che parlano della vita dopo la morte e, immaginando il defunto davanti a noi, leggergli a voce alta cosa accade nei mondi spirituali. Possono essere utili anche alcuni passi dell’Apocalisse relativi alla Gerusalemme Celeste o il Prologo del Vangelo di Giovanni.

“Quando facciamo la lettura a un defunto, se egli ci sente gli facciamo un favore. Se non ci sente, prima di tutto facciamo il nostro dovere e lo porteremo forse ad ascoltarci, ma in ogni modo, ci conquistiamo quantomeno qualcosa, visto che ci riempiamo di pensieri e idee che possono diventare un nutrimento per il defunto… In ogni caso, nulla va perduto. Ma la pratica ha dimostrato che, effettivamente, la presa di coscienza di quello che viene letto è straordinariamente diffusa tra i defunti, e che un enorme servizio può essere fatto a coloro per cui leggiamo contenuti di saggezza spirituale.”  R.  Steiner, O.O. 140

Una semplice meditazione per incontrare un defunto è la seguente:

  • Si pensa intensamente un momento particolarmente significativo vissuto con la persona cara;
  •  ci si immagina la situazione in tutti i dettagli;
  • quando tali ricordi sono diventati del tutto vivi e nitidi, si cerca di smorzare i pensieri e si lascia vivere i sentimenti che si sono risvegliati nell’anima;
  • si offrono alla persona amata tali sentimenti viventi;
  •  si può porre, a questo punto, una domanda;
  •  si attende poi la risposta con tutta calma.

In questo modo si stabilisce un colloquio.

I momenti migliori per contattare i defunti sono il momento dell’addormentamento e il momento del risveglio. Prima di addormentarsi è bene porre la domanda e al risveglio è probabile arrivi la risposta. E’ necessario avere fiducia, calma, concentrazione e distacco dalle cose quotidiane. Con la pratica si diventa sempre più sensibili e ricettivi a quanto i defunti hanno da comunicare. Spesso le sensazioni e i pensieri con i quali ci svegliamo, prima che le normali attività prendano il sopravvento, ci sono portati dai nostri cari scomparsi.
E’ importante credere che possiamo darci un aiuto reciproco.
Se cominciamo a prendere confidenza con tutto ciò che la morte rappresenta, con tutta la bellezza che è racchiusa nel processo evolutivo che attraverso la morte ci porta a forme di vita sempre rinnovate, se parliamo ai nostri defunti come se fossero ancora viventi (perché lo sono), la ricorrenza del 1° novembre non sarà una semplice visita al cimitero, ma un momento di dolce abbandono alla propria e all’altrui anima, nella certezza che tra Terra e Cielo esiste solo un velo sottilissimo, e che tutti siamo parte di un’unica Vita.

Arresto 2020 (seconda parte)

L’anima umana e la scissione tra Terra, Luna e Sole.

Un’analisi scientifico-spirituale

  .…. Le mete ultime sono la Libertà e l’Amore. I loro semi sono deposti dentro ogni anima. Ci è stata data una grande occasione, e se l’Anima Umana vuole riconoscerla trarrà da dentro di sé il tesoro di cui è formata (dalla fine prima parte).

 

In che modo l’anima può estrarre da sé il suo tesoro?

L’anima matura attraverso le esperienze umane, ma anche attraverso le esperienze divine, matura in relazione agli esseri viventi visibili e a quelli non visibili, matura nel suo costante intessersi con le forze planetarie.

Nell’anomala primavera che tutti abbiamo vissuto e in cui l’anima sembrò toccare gli abissi di se stessa, cosa accadde all’anima della Terra, della Luna e del Sole?

I grandi corpi cosmici sono stati indifferenti al nostro travaglio?

Nei raggi della Luce vivono infiniti esseri spirituali che fecondano piante, animali ed esseri umani. Cos’è successo nello spezzarsi di questo equilibrio?

E’ assai difficile poter penetrarne i segreti, poter comprendere cos’è veramente accaduto e cosa ancora sta accadendo. Si continua a parlare di virus, di malattia, di economia, di disagio sociale. Tutti stiamo vivendo una certa sofferenza.

Nella chiusura di primavera, dove le mascherine, la prigionia, l’arresto della vita sociale, la violenza tacita alla verità umana più intima, raccontavano di una crudele innaturalezza del vivere, forse era però anche necessario chiedersi che rapporto si stava formando tra le profondità spirituali dell’anima umana, e quelle dell’anima della Terra, della Luna e del Sole.

Anche per me fu impossibile continuare a lavorare, ma dalle telefonate che mi arrivavano come richieste d’aiuto, fu chiaro subito che l’anima umana stava subendo una sorta di stritolamento, dal quale usciva qualcosa di nuovo, di mai espresso, qualcosa che fino ad allora era stato solo intravisto tra fitte nebbie.

Per quel poco che era consentito uscire, cercavo di osservare la natura, il cielo e il sole. Lo spazio tra la Terra e il Sole, colmo di luce e di un’atmosfera più trasparente del solito, appariva alla percezione interiore come oscurato, l’aria primaverile, anche se si muoveva, era come immobile, un mondo surreale si frapponeva tra i raggi del Sole e la superficie della Terra, la luce sembrava allucinata, lo spazio incatenato.

La mancanza di esseri umani, il vuoto e il silenzio facevano da cornice a una vita chiusa nel cemento, avvolta in una densa nube di paura, che oscurava un cielo che da decenni non era così limpido.

Non c’era soltanto una solitudine umana, c’era una solitudine cosmica, la solitudine della Terra e del Sole, della Luna e perfino delle Stelle.

Cosa significava per la vita del cosmo il fatto che miliardi di persone fossero chiusi in casa?

Cosa significava per la Terra l’assenza delle voci umane, cioè dell’espressione più divina dell’uomo?

Cosa comportava l’assenza del movimento e il tamburellare dei passi sulla superficie del pianeta, passi che gli sono carezze e nutrimento?

Che cosa significava per il Sole, ma anche per la Luna e gli altri Pianeti, la mancanza di ciò che è sempre stato il frutto dell’essenza terrestre – l’Uomo e le sue Azioni – e quindi la vera ragione d‘esistere della Terra in quanto corpo planetario, il bloccarsi della sua missione spirituale?

Che cosa significava che all’improvviso fosse stata tolta al Sole la possibilità di offrire la sua Luce alla preziosissima ghiandola posta sulla sommità del nostro capo e il suo amore al nostro cuore?

Che ne era degli Esseri Elementari, ossia degli Spiriti della Natura e della loro gioia per cui si prodigano a donare vita? Loro gioiscono dell’unione tra i regni diversi tra loro: accorrono quando l’acqua lambisce la roccia (unione di minerale e vegetale), quando la farfalla si posa sul fiore (unione di vegetale e animale), quando l’uomo accarezza un animale (unione di animale e uomo), quando gli angeli si avvicinano agli uomini (unione di uomo e divinità)…. Gioiscono nell’intrecciare gli Esseri tra loro. Ed ora potevano forse essere felici? Nel momento del loro massimo donarsi, in primavera, il regno umano s’era dissociato dagli altri tre regni. Avevamo messo in arresto pure loro.

Noi ignoriamo quanto andiamo debitori agli Spiriti della Natura nel nostro vivere e nel nostro gioire. Ignoriamo quanto essi intreccino le nostre qualità interiori alla metereologia e ai ritmi del giorno e della notte, dell’inverno e dell’estate; ignoriamo quanto essi regolino il corso di stelle  e pianeti.

Tutti siamo Uno.

Dalla Scienza dello Spirito apprendiamo che all’inizio dell’evoluzione terrestre, Sole, Luna e Terra formavano un unico grande Essere, un unico corpo planetario, e dopo la loro separazione la loro “sostanza” rimase tuttavia in comunione. Ancora oggi, Terra, Luna e Sole viaggiano nel cosmo dialogando tra loro, in un percorso amorevole e perfetto.

Corpo (Terra), Anima (Luna), Spirito (Sole), sono una triade inscindibile nel cosmo e nell’essere umano. La loro unione vive nell’uomo, così come l’uomo vive in loro. Se queste tre parti si dissociano nell’uomo, anche l’universo ne soffre, e se questi tre corpi celesti non fossero in comunione tra loro, l’uomo morirebbe o impazzirebbe. Siamo impastati di Terra, Luna e Sole; e loro, la Terra, la Luna e il Sole provvedono alla nostra vita con  eterna saggezza e purissimo amore.

La Trinità cosmica vive fin dal Principio nella Trinità dell’uomo.

Ma ora che cosa stava accadendo, ora che per la prima volta non era consentito alla Terra, alla Luna e al Sole di porgere i loro doni all’uomo?

Certo, Sole e Luna avevano assistito a molte orribili cose accadere alla nostra Terra: esplosioni nucleari, catastrofi, disastri ambientali, morti in massa di esseri umani, animali e vegetali. Non era certo la prima volta che i due grandi Luminari dovevano assistere e forse consolare le ferite della loro sorella Terra. Ma un evento così mondiale, un evento che coinvolgeva tutto il pianeta non era mai accaduto, un silenzio così grande da ferire la sonorità delle Sfere, una perdita così grande del movimento umano, delle azioni umane, della Volontà umana, non s’era mai verificato prima.

Ciò che fa evolvere la Terra è l’insieme degli Atti di Volontà degli esseri umani. E la Volontà ora era bloccata e con essa l’impulso evolutivo aveva subito un arresto.

Al grande corpo di madre Terra, che offriva tutto il suo nutrimento agli esseri umani, mancavano le carezze dei passi che scolpivano sul suo corpo il segno del divenire.

Al Sole mancava il ritorno della Luce donata al cuore umano in forma d’amore, e alla ghiandola pineale in forma di saggezza.

Alla Luna mancava il tenue bagliore latteo che le tornava in forma poetica dall’anima dei bambini, delle madri e degli artisti.

La visione allucinata della vita in quei giorni di prigionia, la percezione della scissione tra i tre Corpi Celesti, divenne manifesta fin dai primi momenti della chiusura, nelle personalità più fragili.

Fu l’esplodere della schizofrenia ciò che rispecchiò per prima la scissione cosmica, assieme al suo analogo somatico, il cancro. E l’intensificarsi dei problemi al cuore parlavano del distacco dal Sole, mentre la sofferenza psichica raccontava l’allontanamento dalla Luna.

Non fu colpa soltanto della paura del virus, come spesso si dice, accadde troppo presto e con troppa irruenza. Non fu colpa delle difficoltà economiche, erano ancora lontani i loro effetti, non fu la rabbia per l’isolamento, né il nervosismo della convivenza forzata. La dissociazione interna esplose fin dal primo momento e così tante altre forme di disagio dell’anima.

Quando mi fu possibile chiedere alle persone che avevano attraversato quegli stati schizofrenici, che cosa avessero provato, dissero: era tutto buio, era tutto fermo, era tutto spettrale, mi si è fermato il pensiero, era come morire.

Era come morire.

Ogni essere umano è popolato da un gran numero di Esseri Elementari, custodi del suo pensare-sentire-volere, e delle sue forze vitali. Ed è guidato da Esseri Spirituali, ossia da Angeli e da Anime Guida. Tali Esseri congiungono gli uomini gli uni agli altri; gli uomini e gli animali e le piante e le pietre; gli uomini e i cambiamenti nelle nubi e nel vento; gli uomini e la Terra e la Luna e il Sole e le Stelle.

Da quando esiste l’uomo, l’essere più prezioso del nostro pianeta e dell’intero sistema solare, il Sole e la Luna lo accompagnano nel processo evolutivo. Quando essi erano ancora uniti, l’uomo era pure unito a loro in una fusione che non gli consentiva un’individualità e quindi una soggettiva vita interiore. La vita interiore dell’uomo cominciò ad esistere quando si separarono la Luna e il Sole ed essi cominciarono ad illuminare la Terra dal di fuori. Senza di loro l’uomo oggi non avrebbe alcuna vita psichica e spirituale. Ora tale vita interiore era compromessa, si stava creando una scissione tra Corpo, Anima e Spirito, e all’interno dell’Anima una scissione tra Pensare, Sentire e Volere.

Non so se fu prima la schizofrenia dell’uomo a creare il suo specchio nel cosmo, o se fu quella del cosmo a rispecchiarsi nell’uomo, o tutte e due le cose insieme, dal momento che siamo fatti della stessa sostanza, ma questo realmente accadde. Forse per questo il Sole brillò così limpido e senza pioggia in questa anomala primavera, rinverdendo prati e boschi come mai prima, così a lungo invitò l’uomo a uscire e ricevere il suo amore. Ma l’uomo non accolse l’invito e lo scollegamento tra i corpi celesti e le parti costitutive dell’uomo si verificò con tutto il suo dolore. L’anima sperimentò lo spettro di se stessa.

Gli Esseri Divini che guidano il viaggio celeste di Terra, Luna e Sole, hanno una forza che certo non teme il rinnovarsi nel loro Compito e nelle loro Mete, ma all’umanità nel suo insieme cosa sta accadendo?

Ormai il processo è iniziato ed è inarrestabile. Il cosmo sta vivendo un travaglio, l’anima umana lo stesso. Deve nascere un uomo nuovo. Il dolore è profondo, anche se non sempre consapevole. Ma ogni dissociazione psichica, o fisica, o cosmica, contiene in sé un progetto spirituale: divide e separa per unire su un piano superiore.

La scissione può creare una sofferenza troppo grande per le anime deboli, le quali si stanno ora rifugiando in tutto ciò che possiamo definire “malattia” fisica o psichica. Il cattivo virus non è che un frammento pallidissimo rispetto all’enorme disagio dell’anima.

I “tiepidi” invece traballano, tra forme regressive che li vedono tornare infantili, e repentini sbalzi d’umore che destabilizzano i loro cari oltre che loro stessi e sfociano in un senso di depersonalizzazione.

I più forti invece resistono, pur nella sofferenza sacrificale che il cambiamento e l’elevazione della Coscienza richiede. Probabilmente ne usciranno ancor più interiormente “integrati”, in grado di accogliere con sempre maggiore consapevolezza la natura morale della vita, la comprensione per l’anima altrui, lo slancio fluido del sentimento altruistico, l’amore realizzato attraverso azioni libere…

Pur nell’arresto, pur nella privazione di libertà eravamo ugualmente liberi, se lo volevamo, di guardarci dentro e sondare ciò che nell’anima è ancora oscuro. Nella libertà si gioca il destino dell’anima umana. Laddove essa è illuminata dalla Coscienza ci sarà l’inizio di una nuova libertà, fondata sull’attenzione alla libertà dell’altro; e di nuovi processi di salute che scaturiranno direttamente dall’integrità della forza interiore. Laddove non è matura la Coscienza ci sarà il processo inverso di malattia, egoismo, morte. Siamo davanti a una svolta fondamentale.

Se davanti agli arresti, alla finta pandemia, alle mascherine, al distanziamento, all’offesa alla libertà, al tentativo di distruggere con la tecnologia la nostra umanità, si può provare collera e tristezza, davanti alla prova spirituale non si può che dire umilmente di “Sì”.

E’ tutto perfetto. Siamo tanto amati. L’anima umana sta salendo verso la sua perfezione. Le servono il coraggio, la fiducia e l’accettazione.

La prova vissuta dalla Terra, dalla Luna e dal Sole in relazione al Corpo umano (Terra), all’Anima umana (Luna) e allo Spirito umano (Sole), rende ora i tre corpi cosmici più solidali con la sofferenza dell’uomo.

Il Cristo, la Sofia e Michele sono le tre guide celesti che oggi operano con  infinito amore nell’anima umana affinchè si faccia sposa dello spirito. E tutti e tre sono legati alla natura solare. Il Cristo è il sublime Essere del Sole, la Sofia è la donna vestita di Sole, Michele è il guardiano della porta del Sole.

Il Cristo è oggi presente sul piano eterico della Terra; Michele è l’Archai reggente il nostro momento storico; la Sofia cosmica sta attraversando ora il suo settimo anno, ossia il compimento della saggezza femminile. Tutto ciò che è Sole, ossia Calore/Luce/Amore, si scioglie generosamente nell’anima di coloro che sono pronti ad accoglierlo. L’Anima si farà sposa dello Spirito, in un’alchimia mistica che ha ricevuto in questo tempo un grande impulso per fecondare l’evoluzione della Terra e dell’Uomo.

Concludo con le parole meditative date da Rudolf Steiner:

 

Nei puri raggi della luce

risplende la divinità del mondo.

Nel puro amore per tutti gli esseri

risplende il divino della mia anima.

Io riposo nella divinità del mondo.

Scoprirò che io stesso sono

in seno alla divinità del mondo.

 

 

E per chi ama le storie aggiungo le immaginarie parole di esortazione di un Essere vivente in un raggio di Sole

 

Sono l’Essere di un raggio di Sole e per la prima volta ho conosciuto la tristezza. Strano sentimento per me che sono solo gioia!

Me l’ha mostrato la Terra, il volto della tristezza, con il suo canto solitario nei giorni in cui l’avete abbandonata.

Voi uomini ignorate quanto noi Esseri del Sole siamo congiunti con gli Esseri della Terra, quelli visibili e quelli invisibili. Tra noi e loro, e tra noi e voi s’intesse un dialogo amichevole e amorevole. Ogni nostro raggio vi abbraccia nella gioia, ogni impulso di vita celeste penetra attraverso noi nel vostro cuore; e il vostro respiro e il battito del vostro cuore sono le dolci risposte al nostro amore.

Il vostro cuore è un piccolo Sole ed esso parla in ogni istante con il nostro grande Sole.

Ma in un giorno d’inizio di questa primavera, quel dialogo si è spezzato.

La Terra, all’improvviso, non avvertì più sulla sua superficie i vostri passi a volte ribelli, a volte giocosi, a volte affrettati, a volte affettuosi; i vostri passi che sono il suo nutrimento, il suo progetto, la sua ragione di esistere.

Il suo cuore si rattristò. Il cuore del grande Sole si preoccupò. Il vostro cuore si fermò. Oh, no, non smise di pulsare, ma si fermò il suo battito spirituale, il battito che noi Esseri del Sole facciamo pulsare.

Eravate tutti chiusi in casa. Un’infinità di creature chiuse in casa! I raggi che noi inviavamo con tanta generosità non potevano penetrare i muri, bagnare i vostri occhi, accarezzare il vostro cuore.

Nei nostri raggi vivono la gioia, la bontà, l’amicizia, il calore. Essi trasportano l’armonia, la vita, la pace, l’amore. Creano unione tra gli uomini e unione tra la Terra, la  Luna e le Stelle.

Noi Esseri del Sole non volevamo arrenderci. Ogni giorno chiedevamo alle nuvole e alla pioggia di attendere, perché il nostro invito fosse più forte, perché poteste uscire dalle vostre case. Ma voi non ci avete ascoltato. A volte ci cercavate attraverso i vetri, ma muto era il vostro cuore, noi non sentivamo più la sua voce. E più i giorni passavano, più esso si raffreddava…

La Paura aveva vinto e colpiva nel freddo con il suo cupo potere.

Un giorno e poi un altro, sempre di più, la vostra rinuncia al nostro dono, creò massima sofferenza al grande Sole e alla vostra Terra e all’incredula Luna. Egli parlava a Madre Terra con lacrime di Luce che raramente arrivavano a qualcuno di voi.

Proprio pochi tra voi vedevano le nostre lacrime di luce, la nostra voce bagnata di amore mancato.

Avete respinto il nostro amore, l’amore senza il quale non potete vivere, senza il quale non potete rendere feconda la Terra.

I giorni sono passati, tristi e silenziosi. Le piante e i fiori crebbero con insolito fervore per invitarvi a guardarli, poiché essi gioiscono del vostro guardare. Gli animali partorirono i loro cuccioli e vennero a chiamarvi, scesero nelle strade, bussarono alle vostre case.

Ma tutto rimase silenzioso, gli spirituali esseri della natura rimasero soli, senza l’uomo, senza di voi; voi, che siete la creatura a noi più cara, a noi più vicina, a noi più simile, la creatura per la quale ha massimo significato il nostro operare.

Anche la Luna, nostra sorella, ascoltava solitaria e remota in un cielo coronato di Stelle stupite, il triste canto della Terra; e i suoi raggi pacati chiedevano alle acque di sciogliere i vostri cuori.

Finalmente in un giorno di tarda primavera, quando il mio grande Sole era ormai esausto di parlare inascoltato ai vostri piccoli soli nascosti, finalmente si udirono i vostri passi accarezzare il suolo di Madre Terra, finalmente le vostre voci si unirono al coro degli uccelli e a quello degli angeli, finalmente il vostro cuore tornò ad accogliere i nostri raggi, finalmente la gioia cominciò a circolare.

Ma era una gioia intimorita.

Avevate smarrito qualcosa. Mancava il ricordo di ciò che vi univa. Temeva il Sole, temeva la Terra, temeva la Luna questa nuova unione. Non era più come prima. C’era una ferita in tutti, c’era una domanda e c’era un silenzio nella domanda.

Come se noi tre, Sole, Luna e Terra con tutte le nostre creature non ci conoscessimo più, come tutto fosse da reinventare, tutto da riseminare, tutto da ravvivare con un nuovo, ancora segreto calore, con nuove ancora mai pronunciate parole…

Io e i miei fratelli attendiamo quest’opera nuova. Ma abbiamo bisogno di voi, che voi ci vediate, che ci conosciate, che ci guidiate in quel luogo della vostra mente dove vive in cristalli di luce un piccolo organo che esulta ad ogni nostro mistero…, che ci lasciate penetrare nei sentieri più segreti della parte più pura del vostro cuore, affinché ve li possiamo svelare… coraggio, coraggio, cominciate…!

 

 

SAN MICHELE, la festa degli uomini liberi

Rudolf Steiner credeva profonda­mente nell’importanza di creare una festa per Michele, per questa Maestà dei mondi spirituali, che oggi è la guida di tutti coloro che con coraggio ed entusiasmo si ac­cingono a trasformare il male in bene.
Il 29 settembre dovrebbe diventare un giorno celebrativo di particolare intensità spirituale, qualora si rico­noscesse nell’Essere di Michele Colui che opera a fianco del Cristo per condurre l’uomo verso la sua autentica meta: la libertà e l’amore. Continua a leggere “SAN MICHELE, la festa degli uomini liberi”