Pensiero di Natale
Un’antica tradizione narra che la sera della Vigilia di Natale, Dio interroga gli animali per vedere se sono stati ben curati dall’uomo. Per questo i contadini tenevano in ordine i rifugi degli animali e facevano in modo che non mancassero loro il cibo e l’acqua.
Questa semplice storia contiene in sé il significato profondo di come dobbiamo curare la nostra anima, ossia quel livello del nostro essere che abbiamo in comune con gli animali, affinché sia pronta ad accogliere la nascita del Bambino, dell’Io Superiore che sorge dal suo grembo quando è ben curato, ossia reso puro, virginale.
Gli anima-li sono infatti archetipi della nostra anima, fratelli di un tempo antico, dai quali ci siamo separati per il nostro viaggio evolutivo umano. Essi hanno “accettato” di rimanere indietro perché noi potessimo salire, donandoci la leggerezza, la levità necessaria affinché potessimo ospitare un Io, e trattenendo in loro le parti più dense. Tuttavia, ci sono rimasti accanto, silenziosi e amorevoli, pronti a servirci e felici di poterlo fare.
Molti sono i fatti che ci rattristano in questo nostro tempo, molti i motivi per cui provare indignazione, molte le informazioni false e profondo il senso d’impotenza che ci provocano.
Di fronte a questo c’è chi prova a vivere come faceva negli anni passati e c’è chi sta nell’indifferenza, mentre i più consapevoli soffrono in silenzio e si chiedono cosa si può fare.
Cosa possiamo fare?
Personalmente sono davvero esausta di menzogne, del continuo inganno che viene perpetuato su di un’umanità ancora troppo ingenua e troppo comoda.
Forse anche altri, come me, sognano una vita senza schermi, senza password e senza pin, un mondo semplice, dove il profumo di ciò che è buono colma la sete di pace e di verità.
Sappiamo che questo mondo forse ci attende nei prossimi millenni e che ora dobbiamo cercare tra le rovine dell’anima lacerata quello che ancora può permetterle di sperare.
A Natale tutti parlano di pace, i buoni come i cattivi, gli onesti come i disonesti, gli uomini veri dagli uomini finti.
Dov’è questa pace? Come cercarla, come viverla?
Sappiamo che non possiamo essere felici fino a quando un solo uomo sulla Terra sarà infelice. E di infelici sulla Terra ce ne sono davvero molti. Ma aggiungo che non si può essere felici fino a quando un solo animale sulla terra sarà infelice. Dovremo chiederci se l’infelicità in cui versa una gran parte del genere umano non sia dovuta anche alla sofferenza che quotidianamente viene inflitta agli animali. C’è un’enorme nube di dolore animale attorno alla Terra e noi siamo immersi in essa, poiché siamo collegati a tutti gli esseri. Come possiamo essere felici dentro questa oscurità di dolore?
C’è qualcosa nella sofferenza animale che tormenta più di quella umana, poiché essa non ha un pareggio karmico, come invece ce l’ha l’uomo.
Se si può provare orrore davanti a un genocidio, si può tuttavia lenire il dolore che ne deriva sapendo che gli innocenti che muoiono avranno una spinta evolutiva rapida e un intenso percorso spirituale nell’Aldilà, ma non possiamo pensare lo stesso per gli animali. Loro non hanno la possibilità di un superamento della sofferenza, la loro sofferenza “è” e rimane così com’è. Ed è tanta, è immensa.
Ogni giorno, ogni minuto, ogni frazione di secondo, un enorme grido di dolore si leva dagli animali di ampie aree del pianeta.
Animali sacrificati negli allevamenti, animali uccisi barbaramente, a volte torturati, vivisezionati, maltrattati o abbandonati. Come possiamo pensare che tutto quel dolore non si riversi su di noi?
Cerchiamo la causa delle malattie fisiche nei batteri e nei virus, e la causa delle malattie psichiche nel male di vivere, ma non è forse necessario chiedersi cosa accade all’uomo se ad ogni istante la Terra trema per il dolore che viene inflitto alle sue creature? Quel dolore è nostro, lo è oggi e lo sarà anche nel giorno in cui passeremo la Soglia, quando incontreremo gli Io di Gruppo degli animali e dovremo consegnare loro il frutto delle nostre azioni.
Cosa consegneremo? Quali sono le nostre opere nei confronti del regno animale?
Loro sono lì, a guardarci, con quei loro occhi pieni di domande, quegli occhi che rivelano nel profondo una sofferenza antica, ma contemporaneamente una richiesta di pace e di vicinanza, un desiderio di essere visti per quello che sono veramente, e insieme l’anelito di poterci aiutare.
“Voi siete là fuori, o animali. Se voi soffrite, soffrite qualcosa che torna a vantaggio di noi uomini. Noi uomini abbiamo la possibilità di vincere la sofferenza; voi la dovete sopportare. Noi vi abbiamo lasciato la sofferenza e ci siamo presi il superamento…”
“Sopravverrà un modo di trattare gli animali, grazie al quale l’uomo, dopo averli spinti in basso, li redimerà”.[1]
Sopravverrà un modo in un tempo lontano, tanto lontano ancora, credo. Però possiamo cominciare.
Chiunque viva con un animale e lo rispetti, sa che esso gli trasmette una gioia del tutto pura, sa che la sua amicizia sarà per sempre e che il suo amore è incondizionato.
Una nota positiva che si può rilevare oggi nei giovani è che, nonostante il loro mondo tecnologico e la loro difficoltà a scostarsi dai falsi valori propagandati, hanno tuttavia attenzione e sensibilità verso gli animali. Diversi di loro scelgono di adottare un cucciolo, o decidono di non cibarsi di carne e questo è sicuramente buono, perché apre la strada ad altre forme di amore e al rafforzamento della coscienza.
È davvero fondamentale che noi impariamo a conoscere gli animali, che la nostra coscienza si apra su “chi” essi sono e qual è il loro compito nei confronti dell’uomo.
È necessario tenere sempre presente nel pensiero e nel sentimento che loro sono rimasti indietro perché noi potessimo avanzare nella scala evolutiva. Nella che nella prossima incarnazione della Terra essi raggiungeranno il livello umano e una delle missioni più importanti dell’uomo è proprio quella di aiutarli ad evolvere.
Come facciamo? Quando porgiamo una carezza al nostro animale, guardiamolo con la coscienza di chi esso fu nel passato e di chi sarà nel futuro e del perché ci accompagna nel cammino.
L’uomo è stato creato affinché migliorasse di continuo il mondo attorno a sé…
L’uomo conosce e perfeziona il mondo animale. È una delle sue missioni più importanti…[2]
Gli animali amano… L’Angelo e l’Animale sono uniti nel Compito…[3]
Il Compito è evolvere con loro e con la Terra tutta. Meritano tutto il nostro rispetto, tutto il nostro affetto, tutta la nostra riconoscenza, tutta la nostra gratitudine.
Un gesto d’amore verso un animale può fermare un gesto malvagio che si sta per compiere in qualche altro luogo del mondo verso un altro animale, ma anche verso un altro uomo, poiché l’amore ha una natura universale ed è per tutti.
La sofferenza struggente di un cuore che accoglie la sofferenza animale, può tramutarsi in amore che inonda la Terra, e questo è tanto più significativo nei giorni del Natale, quando l’anima dell’uomo è più ricettiva, e un manto di bontà avvolge la Terra scendendo dai Cieli.
Quando accarezziamo un animale pensiamo a tutto il mistero che racchiude, eleviamo il nostro sentimento al lungo cammino che abbiamo percorso insieme e a quello che ancora dobbiamo percorrere, doniamo pensieri nuovi e parole nuove a queste creature. Loro cercano le nostre parole perché ce le hanno donate e vi hanno rinunciato. Se parliamo loro con dolcezza li avviciniamo al nostro Io e la loro coscienza si espanderà, avvicinandosi a quella umana e progettando il futuro.
Questi rapporti, nella misura in cui sono di natura luminosa, pieni di forza d’amore, creano uno spazio spirituale in cui possono penetrare delle entità che Rudolf Steiner ha definito “esseri elementari armonici”. Dovremmo considerare benvenute queste entità, esse sono, infatti, importantissime per l’evoluzione dell’umanità e dell’universo.[4]
Per un Natale di pace, doniamo pace agli animali, e gli esseri spirituali che così richiamiamo ci aiuteranno nel raggiungere anche la nostra pace, l’intima pace del cuore.
Assieme alle nostre carezze, mandiamo agli animali un pensiero consapevole che accarezzi anche la loro anima innocente. Questo avrà un valore enorme per l’Io di Gruppo che vive nei Cieli e che a Natale vibra con l’Anima Natanica di Gesù, con l’Anima della Terra e con la Luce delle Stelle.
[1] Rudolf Steiner, “Le manifestazioni del karma”. O.O. 120.
[2] Vadimir Megre, “I cedri sonori della Russia”, Anastasia, libro decimo.
[3] Gitta Mallaz, “Dialoghi con l’angelo”
[4] Quaderni di Flensburg, “A colloquio con gli animali”
