CANDELORA: la festa della Luce Crescente

Nel cuore dell’inverno si celebra il pulsare del battito dell’ancor lontana primavera. L’anima della terra e l’anima dell’uomo si svegliano a forze nuove.

Nei primi giorni di febbraio può accadere, passeggiando per le campagne o nei boschi, di sentire una specie di fremito provenire dalla superficie della terra, come un lieve crepitio, forse un sussurrare oppure un pulsare… Si può osservare che l’erba diventa più verde e scoprire qualche ape tra le foglie. Rimanendo in silenzio si ode il fermento di una vita nuova e osservando il sole si ha la piena coscienza che la luce sta crescendo con forza imponendosi sull’oscurità. Questo è infatti il tempo in cui gli animali escono dal letargo e la linfa riprende a scorrere sugli alberi.

Da tempi molto antichi tutte le popolazioni dell’emisfero settentrionale festeggiano, il primo o il secondo giorno di febbraio, la luce crescente, festa che nella nostra tradizione è chiamata “Candelora”, ossia festa delle candele, le quali sono simbolo del fuoco che dà luce.

Presso i Celti questa era una delle quattro grandi feste in onore del fuoco. Il suo nome era “Imbolc” [1],  un termine dai vari significati. Uno tra questi è “grande pioggia”, e può riferirsi sia alla pioggia che rinvigorisce e prepara la terra, sia a un lavaggio interiore. Tale ricorrenza infatti simboleggia l’abbandono delle cose passate e il manifestarsi di nuove potenzialità. Era una festa “femminile” in onore di Brigit, la dea del triplice fuoco, patrona dei poeti, dei fabbri e dei guaritori. L’arte creativa del curare, dello scrivere e del lavorare i metalli, rappresentava la nuova forza che il risveglio della luce portava. Si festeggiava la luce crescente e la certezza che la stagione cominciava ad aprirsi e a fornire il cibo che nel lungo inverno cominciava a scarseggiare.

“Febbraio” deriva dal latino “februare”, che significa “purificare”. La febbre in febbraio è abbastanza frequente, quale processo di purificazione da ciò che si è accumulato ed appesantito nel corpo e nell’anima durante la chiusura invernale. A partire dalla Candelora, febbraio diventa quindi il mese della purificazione-preparazione alla primavera. Il bucaneve è il fiore che simboleggia con il suo candore questa purezza che sorge dalla terra ancora gelata.

Da noi la Candelora arriva con un noto proverbio: “Se viene con pioggia e vento nell’inverno siamo dentro, se viene con sole e bora dell’inverno siamo fora”.

La Candelora si celebra dopo quaranta giorni dal Natale. Quaranta è il numero di compimento di una trasformazione (ad es. la quaresima, la quarantena nella maternità, il tempo del digiuno di Gesù nel deserto, ecc…). Il Natale ci aveva portato la nascita della Luce (Gesù, ossia l’Io Superiore) dentro l’anima. Ora l’anima, così fecondata, dopo la maturazione nella quarantena invernale, è pronta per riaprirsi verso nuove fonti creative e ispirative. Allo stesso modo l’Anima della Terra, fecondata dalle forze archetipiche discese nelle Notti Sante, ora si apre alla Luce Crescente e inizia a creare il germe di nuovi vegetali, e a favorire il processo di risveglio di piante e animali.

L’inverno è ancora lungo, siamo proprio nel cuore dell’inverno. Nei tre giorni che vanno dal 30 gennaio al 1° febbraio, le forze archetipiche che scendono dal cosmo raggiungono la loro massima concentrazione nel cuore della terra e cominciano a risalire dal giorno 2 di febbraio.[2]

È proprio quando si raggiunge un punto estremo che inizia il “rovesciamento”. Nel cuore dell’inverno comincia a pulsare il battito dell’ancor lontana primavera, che tuttavia arriverà.

In gennaio le forze eteriche di crescita agiscono sui minerali, in febbraio sui vegetali. Questo passaggio è avvertito anche nella nostra interiorità, per cui percepiamo una certa “fissità” nel mese di gennaio, mentre c’è un ammorbidimento e la sensazione di qualcosa che inizia a “scorrere” nel mese di febbraio.

La Terra segue il suo processo ritmico con infallibile precisione e la nostra anima vive lo stesso cammino di risalita nella luce. La festa delle candele vuole celebrare la certezza del compimento della vita nascente, del sorgere di qualcosa di totalmente nuovo dalle profondità della Terra e dalle profondità dell’Anima.

Cogliendo nuovi stimoli dei sensi
la chiarità dell’anima ch’è memore del generato spirito,
riempie l’universo in divenire,
in tutto il suo caotico rigoglio,
col mio pensiero che a creare anela”. [3]

[1] Roberto Fattore, “Feste pagane”, Macro Edizioni.

[2] Enzo Nastati, “Azioni delle Dodici Sante Notti”, Associazione l’Albero della Vita.

[3] Rudolf Steiner, “Il calendario dell’anima”, Editrice Antroposofica.

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